L’Italia che reagisce alla crisi economica propone qualità ed efficienza a partire dall’enorme patrimonio culturale e materiale a sua disposizione.

Una nuova Italia che recupera, lavora e trasforma ha la necessità di utilizzare le migliori risorse professionali del Paese. Questo spazio serve a diffondere le nostre iniziative migliori che sviluppiamo ogni giorno con passione, dedizione e perseveranza.

Aiutateci a migliorare noi stessi, vi aiuteremo a migliorare le vostre attività.

 

 

La certificazione sulla sostenibilità energetico ambientale dei nuovi insediamenti edilizi è un tema che ha visto negli ultimi anni uno sviluppo interessante di attività, nel solco delle procedure migliori per l’adozione di validi sistemi di qualità.

Oggi è un tema particolarmente caldo, in quanto la crisi del mercato immobiliare pone gli operatori di fronte alla scelta di operare solo sul lato dei costi di produzione, oppure di integrare questa attenzione gestionale con sistemi di ottimizzazione degli investimenti attenti nel valorizzare aspetti energetico ambientali utili anche a diventare potenti strumenti di vendita.

E’ infatti noto che l’attenzione del potenziale cliente è sempre più orientata alla classificazione energetica degli edifici e che però tale questione deve trovare ancora un suo corretto equilibrio nel dimensionamento dell’offerta in rapporto alle disponibilità del cliente a spendere in efficienza. Vi sono poi altri aspetti qualitativi del prodotto immobiliare, sui quali l’attenzione del cliente può orientarsi, questioni che diventano anche per l’operatore un’opportunità di ottimizzazione dei costi, secondo la logica che la qualità del processo determina anche dei vantaggi dal punto di vista gestionale e dunque vantaggi economico finanziari.

Attualità

Anticipare il 2025 per sviluppare il BIM al 110%


Introdotto anche come misura raccomandata nel nuovo Codice Appalti, il BIM (Building Information Modeling) rappresenta la più importante innovazione in corso all’interno del settore AEC. Se fino a qualche anno fa una cultura del Bim sembrava ancora lontana dall’essere implementata in un Paese come l’Italia, così fortemente connotato da realtà medio-piccole in termini di dimensioni, oggi l’adozione del processo Bim si è standardizzata e merita uno sguardo più complesso e analitico. In particolare, l’introduzione del Bim ha comportato la creazione di figure professionali specifiche, che integrano competenze provenienti da mondi apparentemente distanti (architettura, ingegneria, progettazione informatica, graphic design ecc.), ma delle quali è ancora difficile costruire una mappa rigorosa, vista la connotazione fortemente votata all’innovazione di chi vi lavora.
Dal 2025 l’utilizzo di tecnologie BIM sarà obbligatorio per tutti i lavori pubblici.

Lo Studio Ing. Valz Gris ha formato un gruppo di lavoro specifico per lo sviluppo BIM delle iniziative superbonus 110%, al fine di garantire i seguenti risultati:

1) Gestione dei rischi di errata computazione.
2) Tracciabilità dei flussi documentali e conservazione ai fini dei controlli fiscali.
3) Gestione unitaria dei processi esecutivi, delle varianti, della contabilità e delle prestazioni energetiche.

Il modello organizzativo adottato, sotto la direzione progettuale dell’Ing. Riccardo Valz Gris e dell’Arch. Rosalba Teodoro, prevede l’affidamento del ruolo di BIM manager all’Arch. Manuela Laddaga, e di sviluppo dei modelli al Geom. Massimiliano Rossi, all’Arch. Junior Andrea Zegna e all’Arch. Junior Ottavia Valz Gris, mentre per lo sviluppo della componente impiantistica all’Ing. Francesca Imbrogno.
Questa squadra incentra le proprie attività sulla piattaforma Revit, interfacciata con specifici plugin a Edilclima per la parte energetica e Primus Acca per la computistica.
In molti casi, la costruzione del modello è preceduta dal rilievo laser scanner degli edifici, eseguito dal team dell’Ing. Antonio De Maglie, struttura esterna allo studio, ma integrata mediante famiglie BIM condivise.

Area Gestionale

LE SOFT SKILLS. UNO SGUARDO SULLE COMPETENZE TRASVERSALI

Spesso, quando si legge un annuncio di lavoro, tra i requisiti richiesti dalle aziende, oltre ai titoli di studio e le conoscenza tecniche, vi sono elencate competenze come: capacità di lavorare sotto stress, orientamento al lavoro di squadra, problem solving, fessibilità, disposizione alla leadership, orientamento all’obiettivo etc. Si tratta delle cosiddette soft skills, ovvero competenze trasversali favorevolmente spendibili in qualsiasi ambito di lavoro. Competenze che qualificano le persone non primariamente per gli studi fatti o per i percorsi professionali eventualmente già affrontati, bensì per il modo di porsi nei confronti del mondo, delle altre persone (all’intero o all’esterno dell’azienda) e di sé stessi. Ma, nello specifico, cosa sono le soft skills? E a cosa servono? Come si configurano queste competenze trasversali? E, nello specifico, quali sono le soft skills? Vediamolo insieme in questo articolo.

Cosa sono le soft skills?
Come anticipato, le soft skills sono le competenze che insistono non sul livello della preparazione o della capacità tecnica delle persone, ma su dimensioni più estese che riguardano in sostanza le relazioni e i tratti della personalità, le modalità di porsi con gli altri e quelle “procedurali” di svolgimento del lavoro. Possiamo dire che se le competenze tecniche (o anche quelle linguistiche, digitali etc.) riguardano la capacità concreta di svolgere alcuni lavori, dunque il “cosa”, le soft skills sono invece competenze che riguardano il “come”, ossia la modalità con cui si conduce la propria occupazione.
Le soft skills sono competenze molto importanti, e vengono sempre più richieste dalle aziende, perché, oltre ad avere un concreto e decisivo impatto sulla produttività e la qualità del lavoro svolto, servono anche a tenere in salute la dimensione espressiva di qualsiasi staff. Detto in termini calcistici, le soft skills contribuiscono anche a “fare spogliatoio” e favoriscono allo stesso tempo l’autonomia dei singoli elementi all’interno della squadra.

Alcune di queste competenze trasversali sono figlie di disposizioni ed evoluzioni caratteriali, altre maturano on the job: in entrambi i casi, l’esperienza assume un importante ruolo nello stabilizzarle e renderle parte del bagaglio personale di un individuo.
Quali sono le soft skills?
Dunque: quali sono le soft skills? Per la verità non esiste un elenco comunemente condiviso di soft skills. Ne esistono tuttavia diverse, alcune più e altre meno importanti. Ne abbiamo individuate, tra quelle che sembrano essere maggiormente richieste dalle aziende, 13. Tali 13 competenze trasversali, che presenteremo a seguire, possono essere fatte rientrare sotto 3 diversi ambiti o dimensioni.

Competenze trasversali – Ambito dell’oggetto e delle procedure di lavoro
Capacità di analisi e attenzione al dettaglio: riguarda la capacità di scomporre nel dettaglio un problema o una situazione negli elementi che lo/la compongono.
Capacità di organizzazione: ossia la capacità di utilizzare al meglio le risorse a disposizione (su tutte il tempo) per il raggiungimento di un obiettivo. In altri termini, è la capacità di pianificare una strategia adeguata (efficace ed efficiente) per raggiungere un determinato scopo.
Capacità di problem solving: spesso durante una qualsiasi attività lavorativa emergono problemi inaspettati. La capacità di far fronte all’emergenza con strategie volta per volta diverse e adattate al momento riguarda il problem solving (letteralmente la soluzione dei problemi).
Creatività: riguarda la capacità di innovare. Come si dice in inglese: “to think out of the box”. La creatività riguarda pertanto una disposizione per la quale si è in grado di vedere il mondo da diverse prospettive, cercando costantemente di migliorare le procedure con le quali ci si rapporta a esso. A differenza del problem solving, che interviene a seguito di un problema, questa competenza non emerge dopo un evento critico. Essa serve invece per migliorare costantemente oggetti e procedure sui piani più svariati, anche quando tutto sembra già funzionare per il meglio.

Orientamento all’obiettivo e/o a risultato: si tratta di una disposizione alla costante considerazione degli obiettivi lavorativi. Per chi possiede questa competenza, l’importante è occupare il proprio tempo lavorativo non (solo) per portare a casa uno stipendio, ma per contribuire alla crescita dell’azienda (e di sé stessi), immedesimandosi negli obiettivi e traendone le motivazioni.
Competenze trasversali – Ambito delle relazioni interne allo staff ed esterne
Capacità di leadership: riguarda la capacità di porsi come leader nel proprio contesto, assumendosi le giuste responsabilità e aiutando gli altri componenti dello staff a perseguire gli obiettivi in un clima di comunione di intenti. Esistono 2 tipi di leadership: strumentale ed espressiva. La prima riguarda la guida verso il concreto raggiungimento del risultato; la seconda la tenuta (anche emotiva) del gruppo e dei suoi componenti.
Capacità di negoziazione: saper negoziare, tenendo in considerazione le nostre istanze e quelle delle varie controparti, è una skill fondamentale per le aziende. Si può negoziare con i clienti, con i fornitori e con i membri dello staff.
Capacità relazionali ed espressive: sapersi collocare nel contesto nel quale si opera, avendo il controllo dei propri sentimenti e adeguandosi alla situazione specifica, è un’altra competenza che ci mette positivamente in relazione con gli altri, che siamo leader o meno. Saper comunicare con le altre persone è in tal senso un elemento fondamentale.
Predisposizione al lavoro di squadra: in un’azienda (e non solo) gli obiettivi non sono mai del singolo individuo, ma dell’intero staff. Perciò è bene che si lavori di comune accordo, rispettando ognuno il proprio ruolo e chiedendo/dando aiuto al bisogno.
Capacità di lavorare in autonomia: in altri casi, tuttavia, è cruciale saper lavorare (quando necessario) senza necessariamente dover far riferimento ad altri. L’autonomia è una competenza molto apprezzata nelle aziende, poiché economizza sul tempo di tutto lo staff.
Orientamento al cliente: come recita un comune adagio, “il cliente ha sempre ragione”. Ecco perché è importante l’orientamento al cliente, ossia la capacità di soddisfare (o quanto meno provarci) le sue esigenze, mettendo in secondo piano le nostre.
Competenze trasversali – Ambito del sé
Flessibilità e adattabilità: una personalità flessibile e adattabile è una personalità che riesce a misurarsi nelle varie situazioni (tempi, spazi, procedure etc.) senza subirne danno. Ma attenzione: la flessibilità non deve in nessun caso trasformarsi in sottomissione.
Tolleranza allo stress: ultima, ma non in ordine di importanza, la tolleranza allo stress. Saper lavorare in situazioni di fatica e difficoltà emotiva, riuscendo a rispettare i termini definiti nelle pianificazioni aziendali, è senza dubbio una delle principali caratteristiche ricercate dalle aziende in un collaboratore.

Area Gestionale

La qualificazione del sistema di manutenzione – stato di fatto e prospettive

I recenti fatti di cronaca evidenziano sempre più come le manutenzioni costituiscano un valore nelle aspettative di chi utilizza infrastrutture e beni immobiliari. La consapevolezza e la verifica periodica di questo valore rientrano nella catena di responsabilità che le organizzazioni proprietarie, concessionarie e/o di gestione, hanno preposto a garantire la qualità e la durevolezza di questi beni strumentali. E’ dunque questa la ragione per cui vi è una importate evoluzione dei sistemi di gestione delle manutenzioni, a partire dalla Norma UNI 11414 “Manutenzione – Linee guida per la qualificazione del sistema di manutenzione” e della Norma UNI 11420 “Manutenzione – Qualifica del personale di manutenzione”. Completa il quadro la Norma UNI 15341 che fornisce gli indicatori utili a misurare le prestazioni dei sistemi di gestione delle manutenzioni. Tali indicatori riguardano aspetti economici, aspetti tecnici e aspetti organizzativi.
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Attualità

Con Flat Tax e senza equo compenso gli studi professionali organizzati diventano carne da macello?

Man jump through the gap. Element of design.


Si potrebbe salutare con gioia la flat tax per le partite IVA al 15% fino a 65 mila euro di fatturato. La questione deve però essere analizzata in un contesto di impoverimento generale delle professioni intellettuali, di una concorrenza spietata dove vi è un forte squilibrio tra la domanda e l’offerta e dove competenze e qualità del servizio incidono in modo sempre più marginale nelle scelte del mercato.
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Edilizia Sostenibilità ITACA

Il complesso miglioramento sismico di un’opera particolare degli anni ’70

L’architettura
La Scuola Don Milani di Opera è stata progettata dall’Arch. Guido Canella e dal suo collega di studio Arch. Michele Achilli. La realizzazione è avvenuta nel 1972.

E’ noto, da varie pubblicazioni e atti di convegni, che l’Arch. Canella, insieme al collega di studio Arch. Michele Achilli, fin dal periodo degli anni sessanta del secolo scorso “è stato promotore di una visione originale dell’architettura, dichiaratamente programmatica, in cui ricerca tipologica ed elaborazione formale hanno teso alla conquista di nuovi comportamenti collettivi”.

Degli stessi anni è l’avvio di momenti di ricerca in ambito universitario, inizialmente sulla natura tipologica dell’architettura e sulle principali funzioni di vita associata, e successivamente sui caratteri originali dell’architettura milanese e del paesaggio lombardo.

Il suo lavoro di architetto, svolto costantemente in parallelo all’attività universitaria, testimonia una ostinata volontà di forma che pur facendosi veicolo di implicazioni morali e civili della ricerca architettonica, nel tempo hanno dimostrato limiti di flessibilità funzionale e, nelle scelte dei materiali da costruzioni, limiti di durevolezza e di effettiva manutenibilità.
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